Boomstick Award 2014 in mezzo al mar: Mica Cotica

Mi arriva una segnalazione di link in entrata, che sarebbe quando in un articolo sul web mettono il link al mio blog. Cazzarola, chi sarà mai che viene a leggere qui da me, addirittura consigliando gli altri suoi lettori una sosta in mezzo al mar per una birra e rutto libero?

Risalgo faticosamente i fili della tela e arrivo a Gae che mi cita in quanto vincitrice; bene, mi dico, dovrò depilarmi, lavarmi i denti e percorrere il red carpet in tutto il mio splendore, magari ci scappa pure qualche euro, che sopra non ci si sputa. Leggo il post e mi viene il sospetto che siano i soliti premi ad minchiam che ogni tanto partono per far salire i click a quel genio che li inventa, solitamente snobbati da me con tanto di smorfia nauseata. Il sospetto è confermato dal fatto che poi bisogna rilanciare la catena e passarla ad altri, come nel multilevel marketing, una roba degli anni 90. Tendenzialmente io rinuncierei, senonchè dentro la lista dello Stratobabbo ci sono dei nomi di spessore, incluso Mr.Ford che non vi dico quanto è figo quando fa i giochetti insieme al Cannibale. Ma sto divagando.

Allora partecipo. Metto le regole, metto il banner, metto la lista: tutto gratis gente, che non si pensi che sono una meretrice. Enjoy!boomstickaward2014

Ed ecco allora le regole e, ovviamente, i premiati di questa simpatica iniziativa ideata da Mr.Hell del blog Book and Negative:  le parole sono (quasi) tutte sue (o di Ford, adesso non stiamo qui a guardà er capello):
Il Boomstick Award è un premio per soli vincenti, semplicemente.

Come si assegna il Boomstick? 
Ufficialmente non per merito… i meriti non c’entrano in questa storia (cit.)
Si assegna per pretesto. O con ottime scuse, se preferite. 
In ciò essendo identico a tutti quei desolanti premi ufficiali che s’illudono di vantare qualcosa.
Il Boomstick Award, dunque, possiede il valore che voi attribuite ad esso. Nulla di più nulla di meno.

Per conferirlo è assolutamente necessario seguire queste semplici e inviolabili regole:
1 – I premiati sono 7. Non uno di più non uno di meno, non sono previste menzioni d’onore.
2 – I post con cui viene presentato il premio non devono contenere giustificazioni di sorta da parte del premiante riservati agli esclusi a mo’ di consolazione.
3 – I premi vanno motivati. Non occorre una tesi di laurea, è sufficiente addurre un pretesto.
4 – E’ vietato riscrivere le regole. Dovete limitarvi a copiarle come ho fatto io, così come Egli (e per Egli intendo Hell) le ha concepite.
Solofrancesca: tu chiamale se vuoi…emozioni. Non è che posso molto spiegare, lei è la mia amica, ci scriviamo le frasette sul diario e ci scambiamo i ragazzi. Segnalo il blog, la realtà è che ci vorrebbe un premio all’anima.
Phrolivina: l’unica multipersonalità che apprezzo alla follia, riesco a superare anche i mille nomi che si inventa su ogni post. Lei e io abbiamo una cattedra all’università della Mintula, specializzazione Teoria della quadratura dei punti riso.
La Marano: una ne pensa e cento ne fa, o anche viceversa. Ti convinche che tutto si può fare, sul web e fuori: altrochè doula! Riunisce la tecnica e la pancia e ha due occhi che spaccano.
Quando fuori piove: i blog coi lavoretti mi fanno venire le bolle ma se leggi i suoi post ti innamori. Non scrive mica per i bimbi lei, scrive per gli adulti e mette le foto del Vet: impossibile non seguirla, adorabile Giada…
Just a Little bit of green: non avrete altro blog verde al di fuori di questo. Eimen!
Caju: belle foto, bella faccia e non solo. Consigliatissima.
Solo frammenti: musica raccontata in un modo molto particolare ed emozionate. Nel link gli articoli di Valeria, che mi trova sempre d’accordo, solo che lei ne sa a pacchi io invece sono un’operaia del rock e vado a senso.

PS: il boomstick dovrebbe essere  il bastone rombo di tuono: e chi è più supereroe di questi che ho segnato sopra, me compresa?

PPS: oooopppsss tutte donne!!!!

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Mettiamoci una pezza, ovvero i flash mob

Quando si pretende di cambiare il mondo, bisogna impegnarsi seriamente, inutile fare proclami vuoti conditi di parole altisonanti e concetti filosofici universali.

Un passo verso questa direzione potrebbe essere quello di aderire ad alcuni eventi del web: flash mob che raccolgono numeri altissimi di persone con un intento comune.

Mammafattacosì è quella che mi ha informato, mi ha tirato per il braccio, ha voluto fortemente che le sue amiche facessero qualcosa; mi ha fatto conoscere questa iniziativa #mettiamociunapezza . Continua a leggere

Considerazioni alternativamente digitali: gli europei di calcio e il social family day di #mammacheblog

Sono giorni un pò carichi questi.

La ragioniera fino almeno a metà mese ha obblighi imprescindibili, la millantata scrittrice è relegata in secondo piano (oppure ad ore troppo piccole per essere raccontate).

Al contrario di altri io non metto mai post in una cartella “incompiuti” nell’attesa di sistemarli, o che diventino completi: io quando ho un pò di tempo scrivo. Questo è il motivo per cui spesso dei miei pezzi non si capisce un tubo. Ho una scrittura fusion (la base della quale è: sono fusion io stessa). Anche adesso avrei da dire una marea di cose, ma scrivo di fretta, non ho tempo, i pensieri si accavallano e devo riepilogarli per sommi capi.

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Yes we #momcamp: io c’ero.

Sabato mattina ore 5,30:

tatatatatata ma perchè ho deciso di andare? Che faccio? Come mi vesto? Aiuto non ho preparato bene l’intervento per Zebuk. Ci saranno persone intelligenti, dovrò dire cose intelligenti. Dai che è tardi. Dove ho messo le mentine…

Sabato pomeriggio ore 17,30:

Voglio dormire due giorni di fila. Quando lo fanno il prossimo? Mica erano così “mostruose”. Non ho fatto brutta figura. Mi sembrava di conoscerle già tutte. Devo lavare le scarpe alla gioppina. Devo fare un monumento al socio.

Dodici ore di Mom Camp. Mica poco, ma nemmeno tanto.

Quando ho deciso di andare a questo evento non avevo ben chiaro cosa mi aspettassi, poi piano piano l’entusiasmo è aumentato, insieme al mio perenne senso di inadeguatezza. Personalmente mi ha attirato molto il fatto di poter avvicinare donne che hanno fatto del web qualcosa in più che lo spazio per un diario personale, che hanno tirato fuori progetti e li hanno sviluppati, successi, madri che conciliano (bene?) lavoro e famiglia, femmine che alzano la voce. Dal punto di vista più tecnico il titolo del camp “Il futuro delle mamme on line e non solo” è quello che più mi interessa in questo momento di crisi, personale e generale: sapere come ci si può muovere, avere le dritte per trasformare la passione in lavoro, imparare da chi ha più esperienza.

L’emotività è stata soddisfatta, ho conosciuto persone che leggevo da tanto, ho avuto il piacere di sorridere e fare battute come se ci fossimo già viste prima: dovrei mettere una serie di nomi e di link, alcuni sono in blog roll altri sono quelli più famosi che si trovano in rete se googolate mamme+web.

La curiosità che avevo sull’argomento e la voglia di imparare, aimè, in parte è stata delusa; ho apprezzato alcuni interventi degni di nota, su come sviluppare le proprie competenze, sulla necessità delle motivazioni forti. Per il resto la sensazione che ho avuto è che molte abbiamo preso l’incontro come un lunghissimo “carosello”: e adesso i consigli per gli acquisti! Io volevo nozioni, volevo consigli, dritte: invece ho trovato promozioni. Che quelle le vedo anche leggendo la rete (e fuori). Forse la formula non è adeguata: il bar camp non prevede moderazione, tu ti iscrivi e dici quello che hai da dire, anche se la netiquette prevede la sostanziale aderenza dell’intervento all’argomento trattato. Una buona percentuale degli speech non era attinente, quasi in nessuno è stato possibile commentare. Massima stima all’organizzazione di Fattore Mamma che ci ha fatto incontrare in un posto bellissimo, che ci ha sfamato e ci ha fatto fare la pipì, ma mi sarebbe piaciuto sentire quello per cui abbiamo deciso di incontrarci.

E poi mancavano gli interlocutori finali: le agenzie media, chi porta sponsor ai blog, le case editrici. Praticamente abbiamo parlato allo specchio: e ci credo che chi ascolta ci da sempre ragione!

Insomma io avevo un idea molto social(ista) e democratica e trasversale di questo incontro, invece ho dovuto ricredermi e ritrovarmi un pò dentro una grande tv commerciale: chiedo venia per l’utopia, ma mi piacerebbe poter contribuire in modo costruttivo.

La realtà più bella rimane comunque quella emotiva, e personale: e voglio credere (nonostante il mio pessimismo cosmico) che quei contatti che ho approfondito possano trasformarsi in occasioni di collaborazione, aperta e franca. “Divide et impera” a noi donne della rete non serve!

“Giornata Mondiale della Terra – internet action”

Mi piace l’idea di diffondere buon senso, un pò perchè così mi sento meglio a dire che io ne ho un pochino, un pò perchè di corsi di aggiornamento ancora non ne ho visti e sa il cielo se qualcuno ne avrebbe bisogno. La Gioppina mi chiede “Mamma oggi ho salvato un pò il mondo?” quando divide la carta e la plastica dal resto della spazzatura, e sa che ci sono delle piccole cose che tutti possono fare, anche lei. Ha imparato a chiudere il rubinetto quando lava i denti, andiamo in bicicletta tutte le volte che possiamo, anche in inverno con sciarpa, guanti e cappello. A fare la spesa portiamo la nostra sporta e non prendiamo il sacchetto, cerchiamo i distributori dei detersivi perchè vogliamo ridurre gli imballaggi. Il pranzo e la cena non sono banchetti luculliani, solo primo o solo secondo e tanta verdura: aiuta a stare meglio e aiuta a ridurre i consumi! E quello che avanza non si butta, anzi il riciclo è il mio mestiere, che tanto non sono nemmeno una grande chef, e i pasticci mi vengono sempre tanto bene!

Non ho fatto decluttering, non ho una vita minimal, non sono una fanatica eco:  io nel mio limitato piccolo faccio le cose facili. Il mondo e il futuro dei nostri figli è quello che costruiamo noi adesso, non rimandiamo, facciamo qualcosa subito!!!

Oggi è EARTH DAY e partecipa!