Hai presente quando girano? Pantamusic cubista

Qui dalle mie parti c’è una frase che, pur non essendo proprio elegante, rende bene il senso del suo significato: mi tira il culo.

Un pò ironico, molto evocativo, decisamente cubista (macchenesò).

Se ti svegli storto, con quella bocca arricciata come se scendendo dal letto avessi pestato una merda, allora ti tira il culo. Ti succede di incontrare una vecchia compagna di scuola che ti racconta di aver sposato il commercialista rampante e di essere  in procinto di partire per gli States? Puoi dire che ti tira il culo. Ti tira il culo quando sbatti il mignolino nello spigolo della porta, ma anche di più (e soprattutto, vista la locuzione molto metaforica) quando arrivi all’ufficio postale il minuto dopo in cui chiudono le porte.

Il significato però più calzante per me è il seguente: sentire un certo qual dissenso verso una situazione in cui siete coinvolte vostro malgrado e dentro la quale avete poco o nullo spazio di manovra.

Ad esempio. Sono un pò di giorni che mi tira il culo perchè non ho una lira; e sti cappero di soldi devono arrivare dall’INPS. AAAAAAAAAAAhhhh e ridaje! E gli ridò, si! Perchè quando faccio le mie cazzate posso darmi le martellate sulle caviglie perchè me le merito, ma quando non è colpa mia mi tira il culo.

Se c’è un lato positivo del tiraggio è che mi carico di un sacco di adrenalina e vorrei spaccare il mondo, divento uno schiacciasassi e non guardo in faccia nessuno: e infatti solitamente sono una iena. Anche cinica. Ma soprattutto stronza: non ne passa una, soprattutto le minchiate che leggo sui social. Che sono silenti, da parte mia: lurko, fanculizzo e tir’innanz.

Il culo tirato passa dopo qualche giorno, chi mi conosce lo sa: chi non mi conosce mi evita!

La musica di oggi è questa: e non provate a dire che non vi piace, cazzo!

io non lascio traccia
come pioggia sulla neve
quando cado mi confondo
con quello che gia’ c’e’

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Pantamusic di endorfine

Ok, sono decisamente in versione estiva: scrivo pochi pezzi qui in mezzo al mar, leggo tantissimo (e guardate quanto sono brave le mie colleghe su Zebuk), prendo un sacco di sole, bevo birra, sono innamorata.

Non potremmo vivere sei mesi di summer time? Il post è inutile, ho tutto in testa, vi lascio un pò di musica.

Attenzione, questa canzone si fissa nel cervello e  non esce più: cantate che fa bene!!! Pump up!

Tonight
We are young
So let’s set the world on fire
We can burn brighter
than the sun

Singing in the car diventa PantaMusic (Ovvero ogni cosa è destinata a cambiare)

Zitta che un paio di cose si sono messe in fila. Zitta. Ci vorrebbe Mozart oggi, ma poi mi tocca googolare per non  far figure di cacca, e allora metto la musica pop in cui mi identifico tanto.

E poi arriva il sole, e mi godo nuovi amici con chiacchiere e partite al beach tennis.

Poi corro a scrivere qui, in questo blog così sfigato ma così necessario a contenere il mio ego (contenitore, qualcosa che conserva ma anche trattiene-ok, basta con l’analisi filologica che non ci sono portata). Ho bisogno di dire di me, ho bisogno di pensare che qualcuno lo legga: perchè in fondo solo se altri fanno da spettatori tutto quello che avviene è testimoniato e quindi confermato. Udio come sono pesante.

Se non fossi in ufficio mi aprirei una birra, mi fumerei una sigaretta in terrazzo, piedi scalzi sopra il tavolo. Bon, era meglio pesante o illogica?

Non fa niente, non ho bisogno di risposte: probabile che un nesso e una parvenza di razionalità da qualche parte dentro di me esista.

Enjoy, folks!

PS: La rubrica musicale è un’idea di Pentapata  che dice che chiude perchè ha altri progetti; come ho già detto a lei quando un blog sentito non aggiornerà più ti viene un pò di tristezza, a me che son sentimentale anche di più. Dice che la possiamo trovare nel suo nuovo luogo (bellissima idea) e in un gruppo FB. Io l’appuntamento con la musica lo mantengo, mi ha portato bene: cambio titolo ma le minchiate sono sempre uguali. Requiem.