Less than plastic

Leggo un articolo dell’ultimo numero di Wired che esalta la scoperta sensazionale della ricetta di una plastica biodegradabile al centopercento. Senza petrolio,è una specie di yogurt di bacilli che utilizzano gli scarti della lavorazione della barbabietola: completamente biocompatibile per cui utilizzabile anche nella produzione di protesi o materiale cardiaco, oltre ovviamente i molteplici usi della plastica negli imballaggi. Si usano prodotti di scarto= costo zero (anzi ricavo, visto che gli scarti degli zuccherifici hanno un costo di smaltimento).

E’ una scoperta italiana. Rileggete prego: i ta lia na. Nessun americano che ci venga a proporre qualche start up tecnologica, nessun giapponese che viene a impiantare un processo testato nella terra del sol levante; semplicemente due bravi ragazzi, a cui è venuta un’idea (sfruttando conoscenze già note, e reperendo la maggioranza delle informazioni sulla rete) e che hanno creduto nella loro idea. Mica che pensano di fare beneficenza, che oramai alle favole non crede più nessuno, solo che a noi che ci importa? Qualcuno che aiuta questo mondo a rifarsi un pò i polmoni già di suo ha tutta la mia stima, e giustamente un’idea buona deve essere remunerata. Qui si parla di plastica senza nemmeno una molecola di idrocarburi, che si scioglie nel giro di poco più di un mese senza lasciare nessuna traccia nell’ambiente circostante. Io credo sia una cosa geniale, anzi sono certa che possa essere una scoperta da nobel (metaforicamente se vogliamo) ma come mai sento un venticello freddo soffiare piano, qualcosa che mi fa venire i brividi lungo la schiena?

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