Quello che vi devo dire sulle serie tv

Ieri sera pensavo al fatto che guardo molte serie tv, tutti quelli che conosco guardano tante serie tv.

Una volta appena avevo una serata libera mi mettevo sul divano a scegliere un film oggi nemmeno accendo più la tele, chè le serie le posso trovare in streaming oppure su skygo.

Mi faccio certe maratone di puntate di fila che potrebbero essere inserite nella convenzione di Ginevra. E’ il mio periodo blu di drama americani: True Detective, House of Cards, The leftovers.

Scelgo i personaggi cattivi, quelli scorretti. Disattivo l’addormentamento automatico delle nove per capire se anche questa volta ci sarà un poliziotto che non segue le regole, una donna che scopa l’amico del marito, quante puntate saranno necessarie per fare fuori l’avversario.

Il prurito dello sguardo dal buco della serratura e l’illusione di poter essere altro da sé.

Vedi loro e pensi di poterlo fare anche tu, manovrare il potere e le persone e farla sempre franca. Inutile esporre teorie ipocrite: ti infervori per le vicende di quei personaggi perchè credi di non avere scintille di tuo. Poi ci possiamo anche raccontare che la fotografia è bellissima, che gli attori sono bravi e le storie entusiasamanti, ma la realtà vera è che tu vorresti poter uscire di casa e andare a sbattare contro uno dei tatuaggi del Capo Garvey.
Proprio come quando ti accorgi che dentro il Seattle Grace le storie fanno acqua da tutte le parti ma non puoi fare a meno di continuare a piangere con loro. E’ un loop da cui non puoi sottrarti, per avere qualche minuto di parentesi da normali esistenze ordinarie.

Ecco ho trovato la mia conclusione: nella vita tutto vorremmo essere Frank Underwood e invece ci ritroviamo per la maggior parte come il dottor Green.

Statemi bene.

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Buio in sala! Biglietto n.3

Oggi è mercoledì (e mi piace)!!!!

Tra le nuvole

Ryan Bingham è un uomo affascinante, un abilissimo tagliatore di teste ed è libero come l’aria. Nel cielo, appunto, trascorre la maggior parte del proprio tempo, in trasferte di lavoro, agognando il prestigioso club dei dieci milioni di miglia. Ma qualcosa accade, tra un aereo e l’altro. Nathalie, una ragazzina neolaureata ha convinto il suo capo che viaggiare è dispendioso e si può benissimo licenziare in videoconferenza, minacciando di riportare Ryan a terra proprio quando il nostro ha da poco incontrato Alex, una trentenne che pare la sua fotocopia al femminile, così orgogliosamente sola da fargli venir voglia di non esserlo più. (My Movies)

REGIA: Jason Reitman
SCENEGGIATURA: Jason Reitman, Sheldon Turner
ATTORI: George Clooney, Jason Bateman, Anna Kendrick, Vera Farmiga, Melanie Lynskey, Danny McBride

 

Dunque: abbiamo lo stesso regista di Thank you for smokin e Juno, che pare si sia espresso al meglio proprio nei film precedenti. Abbiamo un argomento scottante: la crisi e i tagliatori di teste, ovvero personaggi che per mestiere vanno a licenziare la gente sostituendosi ai responsabili aziendali. C’è una storia famigliare complicata: che se tu voli per dieci milioni di miglia alla fine le tue sorelle ti considerano uno sconosciuto. Accenno alla love story difficile: non ce la facciamo mancare. Che altro? Ah, un finale poco “correct” (ma non ve lo dico). Insomma gli ingredienti per un buon film ci sono; peccato che il film risulti solo sufficiente. Un pò per i tanti stereotipi usati, un pò perchè la vicenda è molto ammericana e americanizzata, un pò per sto finale che non convince. In realtà un mezzo punto io ce lo aggiungerei per i dialoghi, che sono intelligenti e caustici, sapientemente equilibrati tra i personaggi. Vogliamo aggiungere un altro mezzo punto punto intero? E aggiungiamolo perchè George è l’asso nella manica: faccia da schiaffi, gongolone conquistatore, bastardo sensibile: ha proprio il ruolo fatto per lui! Anche se ha fatto di meglio a noi (plurale majestatis) ci conquista!

Alla prossima