Ci siamo incontrati per caso

** Questo racconto è in via di pubblicazione all’interno di una raccolta

A breve maggiori dettagli **

 

Una storia buffa

Questa storia me l’ha raccontata un signore tanto tempo fa, mentre aspettavo alla fermata del 6 barrato; pioveva e dalla  pensilina bucata passava qualche goccia gelata e il bianco delle nuvole.

Stavo pensando che alcune volte il colore fucsia ha un odore troppo forte e quando l’ometto si è seduto nemmeno me ne sono accorta.

“C’è vento oggi, chissà come si vola bene”. Lì per lì mi sono spaventata, la voce mi sembrava un po’ verdastra, una specie di kiwi troppo maturo, poi quando l’ho guardato negli occhi ho sorriso: li aveva dello stesso colore di nonno Davide, pungenti e celesti. Continua a leggere

C’era una mela

La mela piccolina non aveva visto altro che foglie. E altre mele, che quando sono simpatiche è un piacere averle vicine, ma se incontri la mela acidella come fai a spostarti un pò?

C’erano stati anche i mosconi e qualche ape, ma sempre di passaggio: e vatti a costruire dei rapporti. La sicurezza sul ramo ogni tanto era scossa dalle folate di vento e da quegli odiosi chicchi di grandine che sono dispettosi più di un moscerino. Lasciamo perdere la storia con il verme : un gran viscidello, ci ha provato da subito.

Passavano i giorni, sempre diversi, ogni mattina il cielo faceva mostra di colori bellissimi, il vento scherzava con le foglie e la piccola mela cresceva tranquilla: germoglio tenero, diventò verde e poi di un bel rosso lucido.

Quel pomeriggio successe una cosa strana: con un rumore assordante il contadino appoggiò la scala all’albero e si arrampicò dentro la chioma, fino in alto. Ad una ad una tutte le mele furono raccolte e messe dentro un cesto.

“Che succede?” “Ahi, mi ha stretto troppo forte!” “Togliti di lì, che mi schiacci” Dentro il cesto una gran confusione.

Nessuna riusciva a vedere oltre il bordo di vimini e il trambusto ballonzolante non aiutava certo a capire cosa sarebbe capitato. Per la prima volta la mela passò la notte lontana dall’albero, casa di sempre e posto sicuro.

Una sua compagna un pò anziana divenne triste e si avvizzì quasi subito; le più giovani non la smettevano più di parlare, chiedersi cosa fare, piangere piccole lacrime.

Nella luce del giorno tutto fu più chiaro:  tutte le mele finirono in un piatto rotondo sopra la credenza di una casa bellissima. C’era il camino, molti cuscini sulle poltrone e un cagnone bianco che le guardava incuriosito.

C’erano bambini e donne affaccendate, mentre il contadino sistemava un vecchio paiolo e ravvivava il fuoco.

Mentre era immersa nella meraviglia della novità, la piccola mela venne presa e portata sulla madia; spaventata, per poco non cadde per terra, ma riuscì a mantenersi in equilibrio rotolando di lato. La contadina la lavò sotto l’acqua fresca, strofinandola per bene e togliendo tutta la polvere. Mentre si asciugava vide una ciotola dove venivano mescolati farina, burro e zucchero insieme alle uova: si trasformarono in un composto morbido e profumato, una magia strana e attraente. Si accorse che un coltello affilato la stava spogliando della buccia rossa, un taglio così preciso che era un piacere. Dopo la buccia venne tolto il torsolo e poi la piccola mela fu tagliata a fettine piccole e croccanti.

La sorpresa più grande fu finire dentro la ciotola con l’impasto: era morbido, caldo e avvolgente, un piacere infinito e impensabile sulla punta di un ramo. Il cucchiaio di legno aiutò a unire il tutto e la mela si ritrovò in compagnia delle altre per formare una meravigliosa miscela dentro la teglia. Il calore del fuoco di legna riunì tutti più stretti, costrinse i sapori di ognuno degli ingredienti a diventare un aroma unico e inebriante. Quando uscirono dal forno erano diventati un fragrante dolce, miscelato da mani sapienti di tradizione e di vita.

La prima fetta spettava al più piccolo. Il bambino si avvicinò con le manine sporche di farina e piene di fame: la mela era felice, non poteva esistere una giornata migliore.