perseverare autem diabolicum #SocialFamilyDay

Ci ho pensato molto a quale titolo dare a questo post e si vede: i motori di ricerca faranno a cazzotti per mettermi in prima pagina. D’altronde ho avuto premura di rendervi partecipi più di una volta del mio metodo di scrittura e programmazione editoriale mintula canis quindi mi sembra coerente utilizzare ogni tanto il latino -che peraltro non ho studiato- per sottolineare l’alta cultura dei miei scritti. Torniamo a bomba. Venerdì e sabato c’è l’imperdibile Social Family Day che qualcuno chiama anche MammaCheBlog, appuntamento annuale organizzato dai quei grandi di Fattore Mamma, il cui staff riceve ogni anno un mese di ferie dopo la conclusione del sopra ciatato evento di raduno e studio fasianidi. Io sto appuntamento non me lo perdo, lo sanno tutti anche a casa, scuotono la testa con commiserazione quando si avvicina maggio e io inizio a controllare le previsioni su Milano. Fa niente, mi piace fare la cretina alle cene. Tra l’altro recentemente abbiamo avuto il piacere di notare l’apparizione di alcuni maschi, che si aggiravano impauriti in mezzo alla bolgia: c’è ancora tanta strada da fare ma sono fiduciosa che prima o poi la percentuale diventerà sostanziosa e interessante. Quello di quest’anno è il terzo SFD al quale partecipo ed ho maturato una certa esperienza. Giovanna ha esposto molto bene alcune delle caratteristiche di questo week end spumeggiante, Domitilla ha scritto dei consigli per le mamme blogger ma è una cosa che potrebbe dire anche a voce, anzi lo ha già fatto la prima volta che l’ho vista e io ci sono rimasta talmente tanto male da diventare verde come Hulk. Dopo qualche anno ho cambiato idea, lei ha ragione anche se parla da un altezza che qualche volta disperde i concetti più importanti. Ora io di mio vorrei aggiungere pochi punti che ritengo essenziali: -vai per vedere o per farti vedere? In ogni caso è necessario che tu ti esponga. Fà una domanda, mettiti un pantalone a righe, cambia i vestiti in maniera eclatante in mezzo alla sala ristorante, esponi i tatuaggi, qualsiasi cosa contribuirà a non renderti uno dei tanti. Ti vergogni o pensi che siano tutte cazzate? Stai a casa, questo posto non fa per te. -le blogstar sono esattamente fatte di carne e selfie come te. Non è vero che se la tirano, ma forse si. Tra l’altro utilizza il seguente metodo per eliminare la soggezione: immaginale sedute sul water nell’esatto momento precedente alla caduta del loro smart phone dentro la tazza. Non è spassosa la cosa? -sorridere, sempre comunque. Siamo tutti sulla stessa barca, una gran sbatta per ottenere solo pacche sulle spalle. Perciò vale la pena avere la felicità di incontrare molte persone, mangiare gratis, prendere le cose più divertenti della giornata; non arrabbiarti con chi entra nel network,  non pensare mai che loro sono solo raccomandati, non intristirti dietro i risultati che tardano a venire. Metti passione, grande qualità e leggerezza in tutto quello che fai, blog (e)o vita. La diretta conseguenza del punto esposto sopra è: -se dovete parlare male di qualcuno usate i gruppi segreti di FB. Come? Non parlate male di nessuno e tutti vi vogliono bene? Tsè, come me. -di blog non si vive. Cioè forse si, due persone su trentamilioni, quindi non sei tu. Per tutto il resto c’è un marito ricco o programmatore. Ci vediamo venerdì e sabato: io sono quella alta e coi capelli spettinati.

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Si corre e poi ci si arresta

Il blog è una cosa strana, che se uno non pubblica gli altri pensano che magari il proprietario sia morto oppure all’ospedale.

E invece io non scrivo perchè faccio, quando sono molto assorbita dal vivere mi capita di allontanarmi dallo scrivere: in realtà tutte le sere accendo il mac perchè ho un post in mente, poi finsce che leggo Topolino con la Gioppina oppure che faccio le chiacchiere col socio, e il post non lo scrivo più.

Vi rendete conto che ho saltato due (ben due) venerdì di perle? No, ma dico, come farà il web senza i miei piccoli gioielli di saggezza? Me lo chiedo e ve lo chiedo, perchè io proprio non me ne capacito.

Sono stata a Milano al Social Family Day, ve lo avevo detto. Ma che figata gente! L’organizzazione è impeccabile, questo ogni volta mi stupisce. Non so quante saremo state nei due giorni di incontri, ma di certo anche a Piacenza hanno sentito lo starnazzare che si levava dal Quanta. Quest’anno sono andata senza ansie di prestazione, senza aver paura della blogger famose e senza preconcetti su quanto se la tirano quelle fighe: tanto lo so che è solo apparenza. Ho imparato un pò di cose social-digitali, ho sbavato dietro Scurati e i suoi racconti di Checov, ho avuto la conferma che ci sono persone molto convinte di poter vivere di blog, mi sono accorta che per aprire tutte le porte basta dire “pompino”. Noi sedicenti mamme blogger eravamo chiuse lì, isolate da uno streaming non funzionante, abbandonate al nostro destino di speranze di gloria: ma quei sogni costano, ed è li che si comincia a pagare, col sudore (infatti dentro erano 30 gradi e fuori 6, il che mi ha portato a pregare di non tornare a casa con una digital broncopolmonite). Ne ho tante di immagini in testa, prima le metto in fila e poi ve le dico, intanto ci ragiono.

Nel frattempo la mia nipotina mi ha aspettato e, dopo avermi fatto dormire la domenica mattina, ha deciso di nascere in tutto il suo splendore. E’ bella.

Molto probabilmente scriverò di lei, mi verrà molta più voglia di parlare di nuvole rosa e foglioline verdi; mi dimenticherò dei numeri e delle prestazioni e gonfierò il cuore di leggerezza, per poter costruire per lei un libro pieno di panchine volanti e riccioli ribelli. Vivere per raccontarla diceva Marquez, ma a volte anche vivere per tenerla un pochino dentro di sè.

Arrivederci, torno presto.

Social Family Day: un evento da non perdere

L’anno scorso per la prima volta mi sono confrontata con un mondo che imparavo a conoscere e sono andata al Mom Camp: tutta emozionata, con tanta ansia e la curiosità a mille.

Mi ripeto quest’anno, con motivi differenti e un approccio diverso: c’è Zebuk che vuole diventare qualcosa di più, ci sono contatti virtuali che voglio rendere reali, ci sono amiche che ho imparato ad apprezzare e gente che mi conosce come sminkiatrice che non voglio deludere. Per questo non vedo l’ora di partecipare al Social Family Day di Mammacheblog, organizzato dal quel portento di Jolanda e i suoi collaboratori: bel programma quest’anno, con tavole rotonde a tema, il video box e i corsi di Retelab . E poi le chiacchiere: se già lo scorso anno ho fatto quella dell’ultima fila figuriamoci quest’anno i petardi che tirerò.

Relazioni, web, lavoro, passioni, amiche, socialità: sono contenta di diffondere, è il modo ideale di fare marketing (figurarsi che con questo modo divento anche Media Partner: mica cotica!)

Ci vediamo il 9 giugno?