Alternative violenze

Prima di andare a letto ieri sera mi è balenato un pensiero fugace: e se sottovalutassimo alcune forme sottili di violenza?

Perchè ci si riempie troppo spesso la bocca di parole gonfie e pesanti (il femminicidio, gli stupri, il branco, fare mobbing) e poi in qualche modo ci si dimentica (o fa paura) di guardare più vicino.

Mi domando se fregarsene delle ordinarie incombenze casalinghe da parte di un uomo, non sia violenza anche questo. Dimenticare la quotidianetà a favore di tutto il resto che vive fuori dalla coppia, sfruttare la disponibilità al sacrificio della tua donna, agevolare relazioni adulterine: non è violenza questa?

Manipolare la buona fede di una compagna disposta a investire in una relazione; privare la piantina già malandata di luce ed acqua, e pretender continuamente di raccoglier fiori. Chiedere. Possiamo considerarlo maltrattamento?

Vedere da fuori che esiste una connivenza in questa ferocia, sapere che la donna non rialzerà mai la testa convinta che questa sia l’unica strada percorribile, persuasa di avere bisogno di un uomo così: perchè questo non ci fa gridare alla Sindrome di Stoccolma?

Forse c’è bisogno di puntare il dito lontano, perchè sapere di essere così vicini ad un dramma ci costringerebbe a guardare ed intervenire, e si sa che è molto più semplice indossare un fiocco rosso.

Coraggio donne, coraggio: c’è tanto da fare, cominciamo da noi.

 

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Che mondo sarebbe senza nonni?

Quanto sono importanti i nonni ai giorni nostri, non sono certo io a doverlo sottolineare. Se è verissimo, come dice anche  ItMom, che i padri non sono più mere figure addette solo alla sopravvivenza economica della famiglia, anzi diventano sempre più spesso determinanti nell’educazione dei figli e nella partecipazione attiva alla loro vita sociale, non possiamo negare che i nonni oramai facciamo parte a tutti gli effetti dell’organizzazione giornaliera. Continua a leggere

Non girarti dall’altra parte

Se pensi che a te non possa succedere.

Se pensi che il preservativo lo usino solo le puttane.

Se pensi che abbracciare un sieropositivio possa fare male a te.

Se pensi che un distributore di condom a scuola sia immorale.

Se pensi che “o è orecchione o è drogato”

Se pensi che il costo della cura sia commisurato alla colpa.

Se pensi che oramai non ci sia nemmeno più bisogno di parlarne.

Se pensi che una donna sia meno vulnerabile.

Se pensi che tanto oramai sono troppo vecchio.

Se pensi che tanto io sono giovane.

Smetti di sbagliare, c’è poco tempo

Solidi equivalenti

Se mi fermo a riflettere sull’equilibrio (vacillante e dinamico) della mia famiglia, mi vengono principalmente in testa alcune cose:

-tutti due i grandi lavorano

-io mi libero quasi sempre verso le 15

-la gioppina fa la materna fino alle 16

Facendo fede a questi punti fermi (come si può immaginare a volte non sono tanto “fermi”: indisposizioni della bimba, giornate lavorative di scadenza, vacanze e scioperi, viaggi di lavoro, fatevivenireinmenteunimprevisto) noi ci siamo aggiustati in questo modo lego-version: vado a prendere la gioppina all’asilo, ci facciamo il nostro giretto al parco, o a fare la spesa o le commissioni, in estate si va in spiaggia, fino a quando esce il socio (che tra parentesi è anche il mio capo, aprirò un capitolo a parte). Dalle sei e mezza siamo quindi tutti insieme, e insieme facciamo le cose che mancano. Cosa manca? La cena, le pulizie, le lavatrici, varie ed eventuali.

Ci siamo divisi i compiti. Approfondiamo: non sono io che faccio le cose da donna e lui le cose da uomo. Ognuno fa qualcosa, a seconda delle inclinazioni e sforzandosi in quello che non inclina affatto; bello sarebbe che potessi sfogare la mia passione  per la  pigrizia e la lettura, e lui la voglia di vedere il tennis o sfinirsi di playstation (vabbè ho generalizzato, non siamo così “semplici”). Abbiamo scelto di collaborare a tutti gli effetti: ci limitiamo a non infliggere all’altro una pena eccessiva. E vi rivelo una cosa: funziona! Il che non significa che siamo la famiglia del mulino bianco, ma solo che abbiamo rispetto dell’impegno dell’altro; siamo adulti, ce la possiamo fare a non frantumarci i gioielli con sbuffi, ripicche e scorciatoie. La lavastoviglie è sua e i fornelli miei: e se succede che non ho voglia di cucinare, bon lui ci prova a fare il sugo (si ok, poi ci metto tutta la sera per lavare gli schizzi di pomodoro e le sessantaquattro pentole usate, però non sottilizziamo troppo…)

Butto un sasso nel lago e aspetto che esca il mostro di Lochness: non è che qualche volta noi signore ci facciamo prendere dalla sindrome “come me nessuno mai”? Se siamo le prime a considerare la casa un territorio femminile, e sosteniamo la teoria che tanto le donne lo fanno meglio e gli altri sono delle pippe, come possiamo pretendere di trovare un’orecchio aperto e una mano pronta? L’ho fatto anche io, quando il socio cambiava il pannolino alla Gioppina ero sempre li sopra come la carogna… E sempre parlando di donne: ai nostri figli maschi lo abbiamo insegnato come si fa il pane o come si pulisce il bagno? Che magari in un futuro lontanissimo la sua compagna potrebbe anche ringraziare…

Quanto lontano?

Di nuovo a lamentarti. C’è sempre qualcosa che non ti va bene, e giù proteste.

Ma guardati allo specchio: tacchi, pantaloni. Credi che basti avere le braghe per riempirle con un uccello? Se non ce l’hai cosa vuoi comandare, la barra del timone la tiene qualcun altro per te. Tutto quello che puoi creare tu è qualche figlio, da tirare su giusto quel che serve i primi tempi. E darti da fare per avere un minimo di ordine in questo posto.

Uscire, lavorare, sapere. Assurde pretese di chi ha solo grilli per la testa, di una zoccola che pensa al cliente che le cambierà la vita. E non provare a pretendere onestà e sostegno, tu fai parte dell’arredamento. Io esco ed entro quando voglio, perchè senza di me non mangeresti nemmeno. No, non è colpa mia se ti arriva una sberla, te la sei cercata. Piangi. Non sei capace di fare altro, solo lacrime stupide e deboli.

La vita non cambia. Hai il tuo posto nel mondo e non guardarti intorno. Non esiste un’altra terra oltre questo mare, solo cazzate nella tua testa.

Non pensare nemmeno di dirlo a qualcuno che stai male, tanto nessuno se ne frega. Fanno finta di interessarsi e poi fuggono, che le persone come te sono peggio di cani rognosi che girano intorno all’orto. Chi ti ha detto che te ne devi andare? Non ci sono posti per te: se scappi ti trovo, e allora si che avrai ragione di lamentarti.