Certi silenzi gridano

Sono triste, molto triste.

La notizia dell’incursione terroristica all’interno della redazione di un giornale satirico francese è esplosa come una bomba. Ho cercato notizie di quella testata che non conoscevo su televisione e internet, un brivido lungo la schiena mentre pensavo che qualcuno -di qualunque colore o credo- avesse voluto colpire in modo così eclatante la cultura, che è l’unico spazio per una rivoluzione. Ho voluto sapere come fosse successo, quali fossero i danni, mi sono fiondata sui social media.

E qui c’è stato il crollo, perchè per la maggior parte ho letto proclami ed esaltazioni politiche. Un mare magno di commenti deliranti e la pandemia dei tuttologi: coranisti, mediorientalisti, sociologi e oppurtunisti. E’ stata una Epifania dell’orrore: accorgersi di quanti (troppi) dei miei contatti si barricassero su muri più alti ancora di quelli che vogliono buttare giù, sentire le parole assurde di un fanatismo e di un estremismo così pericolosamente simile a quello di chi preme il grilletto.

Ho sentito parlare di onda emotiva.

L’onda emotiva è solo la giustificazione di parole dette a caso; parole che dovrebbero essere ragionate mille volte, perchè pesano come montagne di piombo. Ma l’abitudine più diffusa è quella di non contare nemmeno fino a tre prima di dire o scrivere qualcosa, il costume più comune preferire la quantità alla qualità.

Commentare per essere identificati, per non perdersi nella massa.

Ma un altro modo di stare dentro al web è possibile: il silenzio in alcuni, selezionati casi è indispensabile. Io che frequanto tutta la socialità 2.0 leggo su alcune bacheche mute molti più significati di quelli espressi. Leggo sorpresa e rammarico, leggo il ritorno alla mente di un 11 settembre, leggo paura e disperazione. Molti di quelli che non hanno scritto sono imbarazzati per ciò che hanno letto e così hanno voluto prendere respiro; in silenzio, con piccoli tributi.

Chi non è stato presente ieri e oggi sul web credo abbia detto molto e molto altro abbia da dire: che la pietà è un moto del cuore e della ragione, li riunisce tutti e due. La pietà sostiene la democrazia, una potenzialità infinita di trovare possibilità di crescita nelle differenze e varietà culturali. La pietà aiuta a rispettare le tombe che vanno onorate in silenzio, essere pietosi significa porre un limite all’infinito turbinare delle parole e condannare un atto criminale in silenzio.

Abbiate pietà.

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Diverso da chi?

 

Mi piace pensare di avere una mente libera, di non essere chiusa su concetti come le somiglianze, il colore della pelle, la lingua, il modo di vestire, l’accento. Dico questo perchè conosco molte persone che si fanno fregare da un colore fuori moda, da un velo. Non che si cambi marciapiede, oppure si scelga la fila più lunga, pur di evitare; per fortuna non ho tanti esempi di ottusità. Però in molte persone che conosco vedo l’irrigidirsi del sorriso e il cambiamento delle rughe di espressione quando si accosta chi è diverso; solo che diverso non è per tutti uguale.

Mia nipote che ha quattro anni e mezzo mi racconta che alla sua amichetta “con la pelle marrone” ogni tanto la prendono in giro, perchè ha i capelli ricci; allora lei la prende per mano e se ne vanno a fare un disegno insieme. Mia figlia, coetanea,  mi dice che il compagno di asilo russo non è capace a dire tutte le parole, il che fa tanto ridere, per questo insieme alle altre streghe in erba gli stanno facendo un corso accelerato di italiano.

Si può sempre scegliere in che direzione guardare; e quale strada prendere. E su quale marciapiede camminare.

 

People are strange when you’re a stranger
Faces look ugly when you’re alone