Quello che vi devo dire sulle serie tv

Ieri sera pensavo al fatto che guardo molte serie tv, tutti quelli che conosco guardano tante serie tv.

Una volta appena avevo una serata libera mi mettevo sul divano a scegliere un film oggi nemmeno accendo più la tele, chè le serie le posso trovare in streaming oppure su skygo.

Mi faccio certe maratone di puntate di fila che potrebbero essere inserite nella convenzione di Ginevra. E’ il mio periodo blu di drama americani: True Detective, House of Cards, The leftovers.

Scelgo i personaggi cattivi, quelli scorretti. Disattivo l’addormentamento automatico delle nove per capire se anche questa volta ci sarà un poliziotto che non segue le regole, una donna che scopa l’amico del marito, quante puntate saranno necessarie per fare fuori l’avversario.

Il prurito dello sguardo dal buco della serratura e l’illusione di poter essere altro da sé.

Vedi loro e pensi di poterlo fare anche tu, manovrare il potere e le persone e farla sempre franca. Inutile esporre teorie ipocrite: ti infervori per le vicende di quei personaggi perchè credi di non avere scintille di tuo. Poi ci possiamo anche raccontare che la fotografia è bellissima, che gli attori sono bravi e le storie entusiasamanti, ma la realtà vera è che tu vorresti poter uscire di casa e andare a sbattare contro uno dei tatuaggi del Capo Garvey.
Proprio come quando ti accorgi che dentro il Seattle Grace le storie fanno acqua da tutte le parti ma non puoi fare a meno di continuare a piangere con loro. E’ un loop da cui non puoi sottrarti, per avere qualche minuto di parentesi da normali esistenze ordinarie.

Ecco ho trovato la mia conclusione: nella vita tutto vorremmo essere Frank Underwood e invece ci ritroviamo per la maggior parte come il dottor Green.

Statemi bene.

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I motivi per cui Mika è nei nostri sogni di adolescenti

*Questo è un post per uomini e donne. Non crederete maschietti di poter  liquidare il grande successo di questo immenso artista come un fenomeno passeggero, che tra qualche giorno passerà veloce come è arrivato? Non state mika pensando (ahahah) che siam tutte oche giulive e lasciamo bava per terra come lumache dopo la pioggia, solo perchè questo fighissimo personaggio ci ha ipnotizzate e quindi il problema si risolverà ad uno schiocco di dita?

No cari miei, state sbagliando di grosso e ora vi elenco i motivi.  Mika riempie le nostre bacheche di facebook e le nostre timeline di twitter:

  • perchè è simpatico, un pò snob, fresco, sorridente, pettinato, elegante, alto (gulp), con delle scarpe da urlo.
  • perchè ci affascina con l’uso magistrale di congiutivo e consecutio temporum. Conosce l’italiano meglio della nostra insegnante delle medie (e di gran parte delle persone che conosciamo) e non ha paura di sganciare anche qualche sfondone.
  • perchè è cittadino del mondo essendo nato a Beirut e avendo abitato a Parigi, Londra, Roma, New York . Si sa che sono le città che per definizione ti rendono una persona figa, mica Guanzate o Frescina o Sturgis.
  • perchè dice “hai fatto una scelta di merda” con la stessa naturalezza di quando Papa Francesco fa la benedizione Urbi et Orbi.
  • perchè è dichiaratamente gay e nessuna di noi stupida ragazza potrà mai pensare di avvicinarsi a lui e toccarlo, se non forse con una spazzola e un phon (forse).

 

Per tutti questi motivi noi (femminile plurale) amiamo Michael Holbrook Penniman Jr. detto Mika. Eimen.

 

PS: non vorrei che questo fosse scambiato per un post gigione visto che si incunea furbamente all’interno della categoria “5 motivi per…” e brillantemente cavalca l’onda della social tv. Io non sono cattiva, mi disegnano così.

PPS: per scrivere questo post non sono state versate sostanze chimiche definibili come ormoni. Quasi.

Perchè protesto contro gli europei di calcio

Sono una sportiva.

Tanto è dovuto alla mia storia di pallavolista, cominciata a 7 anni e finita quando è nata la Gioppina (mica per colpa sua, solo per merito dei miei mensichi); ho un curriculum abbastanza lungo da quel punto di vista, con tantissime esperienze sia di volley giocato, qualche volta insegnato, moltissimo parlato. Tutto il panegirico per dire che conosco l’argomento.

Forse grazie alla carriera, ma di certo grazie al carattere e alla formazione, io sono anche tifosa Continua a leggere

Difendersi dalla violenza

Qui io non parlo quasi mai di politica, un pò perchè non conosco mai abbastanza bene i fatti, un pò perchè sono troppo passionale e quindi non saprei mai dosare il tono di qualche argomento che mi tocca.

Oggi però dalla politica ho estrapolato un avvenimento, perchè la morte di Mu’hammar Gheddafi è figlia della politica e di scelte politiche (più o meno) condivisibili. Oggi voglio lasciare su questa pagina tutto il mio schifo per le immagini ripetute ossessivamente dalle nostre televisioni; voglio scrivere quanto mi è fastidioso il tono gongolante di chi fino a qualche mese fa dava del tu a un dittatore e che oggi si bea della sua morte. Una morte in diretta. Una morte violenta, in diretta. Come nei peggiori snuff movies abusano di noi con immagini sparate dentro lo schermo, penetrano le nostre case senza darci il tempo di scegliere.

E nell’istante stesso in cui decidi di cambiare canale, che non vuoi essere complice di quella brutalità, oramai l’immagine si è fissata nella tua testa: e deve andarti bene che tu sia da solo, perchè per ogni bambino che assiste a quello spettacolo obbligato c’è da fare i conti con domande scomode e irrispondibili.

Non è una vittoria la morte del Rais, questo va gridato a tutto il mondo. E’ solo l’ennesima sconfitta di un mondo e di un modo di pensare, che origina troppe maniere sbagliate di agire.

E non è politica questa, anche oggi non ho parlato di politica. Non mi schiero oggi, c’è solo da trattenere i conati.

Canta che ti passa (e guardati Glee)

Confesso alla rete tutta, i blogger e chi legge questo mio giornale ineditoriale, che oramai dall’anno scorso sono inesorabilmente drogata di Glee.

Veramente ho cominciato dalla prima stagione su Fox, solo che sono arrivata a metà della serie (vi giuro che poi ho recuperato in streaming, quindi so tutto…); solo che il primo anno non avevo capito che sta cosa mi avrebbe portato alla dipendenza (anche se conosco qualcuno che è molto più avanti di me in questo…). Questo mese è cominciata la terza stagione, e davvero non ho più freni. Continua a leggere

Mi(ss) scappa da piangere: quanto è necessario un concorso di bellezza.

Che c’era la finale di Miss Italia proprio mi è passato, fra le altre notizie che leggo sui media quella deve avere fatto un volo di zanzara.

Twitter però è un bel termometro per conoscere gli interessi generali e quindi non passano inosservati i vari messaggi relativi alla manifestazione: ci sono gli insulti, c’è chi sponsorizza qualche ragazza, o semplicemente chi fa battute di gossip. Poi mi è capitato di leggere un bel post di Michela che parte da un ricordo personale e poi contestualizza con le vicende attuali.

Come vedono questo concorso le adolescenti di oggi? Ragazze che hanno accesso ad un numero di informazioni quasi illimitato, volendo. Ragazze che si confrontano con figure femminili che fanno del loro aspetto una merce di scambio per entrare nel mondo del lavoro, politici che chiedono quella merce lì facendo leva sul potere per dare la fama: una fama effimera, mi pare di notare, quella che si apre e chiude sulle pagine di un quotidiano o, al più, su qualche pagina di un settimanale. Hai voglia raccontare a tua figlia che quello che conta è la dignità di persona e la coerenza, che ogni donna (e uomo) è libera di fare le sue scelte salvo poi avere il coraggio di sostenerle, quelle scelte. C’è tutto un mondo la fuori che sbatte fortemente con quello che io (come donna e soprattuto come madre) ho intenzione di insegnare a mia figlia.

D’altra parte vedo che oggi più che mai l’attenzione a quello che va oltre l’edonismo è discretamente alta, ci sono molti movimenti (reali e virtuali) che tengono viva la voglia di andare a fondo, di fare una selezione del personale per competenze e non ad-minchiam, vedo che c’è gente che grida per non mandare tutto a rotoli (o a puttane, che va molto di moda adesso)

Però io volevo dire un’altra cosa, oramai si sa che faccio dei giri ardui e sopraffini (!): vedo Miss Italia e mi viene in mente che quelle ragazze lì sono tutte figlie di qualcuno (niente commenti ironici, please). Sono madre, lo so che le madri e i padri vogliono sempre il meglio per i propri figli, vogliono che stiano bene, che riescano nella vita, che abbiano soddisfazioni; nella mia testa questo amore genitoriale collegato ai concorsi di bellezza si trasforma in una specie di mostro a sei teste, dove mamme super tirate (e frustrate) lottano con le unghie e con i denti, e forse anche con qualcos’altro, perchè la loro figliola venga notata, vedò papà muniti di tutti i mezzi che consente la tecnologia per spargere la voce, attirare consensi, aggiungere voti. Nella mia fantasia quel concorso è una lotta senza esclusione di colpi dietro le quinte, e quello che passa la TV è solo un filtro che addolcisce,  e quindi si torna al primo argomento di questo articolo: dove può andare una società che manda messaggi sbagliati su quello che è il modo di fare strada, quando chi ha detto “no”  diventa la nuova Maria Goretti e  chi chiede prestazioni sessuali e un comportamento accondiscendente è un giusto e un grand furbone.

Io non so cosa rispodnere. Aiuto! I got the devil in me! Voglio un esorcista!

Buio in sala! Biglietto n.13

Recensione settimanale di un film che mi piace (tutto è soggettivo) per la rubrica di NxD.

Kirikù e la strega Karabà

Kirikù è un bambino di un villaggio africano. E’ speciale: nasce già grande, parla, si taglia il cordone ombelicale. Corre velocissimo, ed è sveglio. Il suo villaggio è vessato da una strega cattiva, la malefica Karabà, che fa razzia di oro e gioielli e che ha rapito tutti gli uomini che sono partiti per annientarla. Anche Kirikù partirà, per andare a combattere Karabà ma soprattutto per dare una risposta alla sua domanda “Perchè la strega è cattiva?”

Un film di Michel Ocelot. Titolo originale Kirikù et la sorcière. Animazione durata 75 min. – Francia, Belgio, Lussemburgo 1998

Se non conoscete Kirikù avete perso un pezzo importante dell’universo magico dei film per bambini. Soprattutto se siete di quelli che pensano che i piccoli siano i veri occhi con cui guardare la vita, e che non bisognerebbe mai crescere. Perchè questo film ha il target “Kids” ma in realtà può benissimo considerarsi un film da grandi; per i temi trattati (la cattiveria, le superstizioni, il coraggio, la diversità), per la meravigliosa originalità del tratto, per la musica di Youssou N’Dour. Mia figlia lo guarda ogni volta con un’espressione di stupore, perchè la fiaba africana è ricca di leggenda e di magia, i personaggi così colorati (sia figurativamente che metaforicamente) e il protagonista così “speciale” che viene rapita e resta ferma immobile dall’inizio alla fine, pur conoscendone ogni fotogramma. Io accanto a lei sono altrettanto coinvolta per i diversi piani di lettura e per la dolcezza dei testi, e per il leonino coraggio che viene trasmesso.

Dello stesso regista è anche Azur e Asmar, delizioso cortometraggio animato che parla di amicizia a pregiudizi, di occhi azzuri e neri, come se fosse una storia delle mille e una notte.

Buona visione!