Peana a Settembre

Ho sentito molto mia una massima letta da poco: “Settembre è il lunedì dell’anno”.
Conosco bene la sensazione di down alla fine di un weekend elettrico, agognato dopo i giorni lavorativi pesanti.
L’estate io comincio ad aspettarla da marzo, ne ho bisogno, la godo in maniera assoluta.
Scompaio, mi assento, lascio che i miei ritmi siano dettati dalla luce e dal mare.

Eppure passa: inesorabilmente, inconsolabilmente. Come la maggior parte delle cose belle, ti assorbe del tutto e ti lascia sfinita come dopo una scopata epica.
Allora arriva Settembre.
Per non mollare la sensazione di estate ti aggrappi alle finestre aperte anche di notte (anche se sei costretto a coprirti con il pile), insisti con l’idratante corpo per non perdere nemmeno una cellula di quella pelle abbronzata. Lasci i cassetti chiusi e la scarpiera serrata, che le scarpe non mi avranno mai (figuriamoci le calze).

Ma settembre è ricominciare, lo sanno tutti: una sferzata di energia positiva per guardare con fiducia al futuro.
Eppure nonostante i proclami, le buone speranze e il febbrile affanno per costruire una credibile lista di cose da fare, rimani sempre al punto di partenza dell’anno precedente:
un peso ingombrante sullo stomaco, l’indolenza e l’angoscia di dover sopravvivere ai mesi bui.
Meteorologicamente, si intende.

Ottimismo ragazzi, otto mesi sono un lampo, la prossima estate è dietro l’angolo
#buonfarcela.

settembre infinito

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Un giorno grandioso

Ho un gigante dentro di me, una palla di energia che fatico a contenere in questo corpo, sebbene spazioso.

Oggi esulto, saltello, rido forte.

Mi va di alzare il mento e gonfiare il petto; mi sono messa una canotta rossa perchè non voglio passare inosservata: l’orgoglio che monta oggi non lo nascondo.

Oggi so che ho fatto delle cose buone e me le carico tutte tra le braccia e le porto a spasso per mostrarle; le cose e le azioni che ho fatto riguardano altre persone, non sono per me. Ho aiutato, sostenuto, mandato a cagare: ho amato.

Proprio oggi il rimbalzo mi è finito in faccia, mi ha fatto un segno pazzesco in fronte e io sono felice: la botta è esaltante, potrei pensare che mi mandi in trip come una droga.

Potrebbe essere che questo stato di grazia dia assuefazione, che avrò bisogno di procurarmene ancora. Sono la regina del mondo, anche se mi sparerete con i vostri missili io sarò indistruttibile.

Sono così piena di amore e gratitudine che mi rimane solo una cosa da fare: ricominciare.

Sono qui che ti guardo e piango di contentezza: buona fortuna a te, buona fortuna a noi.

asparagi

La cosa giusta

C’è un modo per essere certi di prendere la decisione giusta?

Come quando cambi lavoro, lasci un compagno, compri la casa; ma anche in tutte quelle occasioni giornaliere che sembrano poco importanti: carne o pesce per cena, provider internet, calzetti o collant, nuoto o corsa, saltare una riunione, cambiare colore del blush, indossare un blazer invece del cappotto.

A pensarci bene in ogni minuto prendi una decisione, anche quando non lo sai. Ad esempio adesso che scrivo il post mi viene in mente che stamattina mia figlia si è fatta la coda ma poteva mettersi un cerchietto, che dovevo andare a far la spesa ma ho rimandato, e così via.

Certamente alcune scelte sono più importanti di altre ma, onestamente, non ne sarei così sicura. Immagino: per quella piccola preferisco una maglietta ad un’altra, posto la foto sui social, la vedono, la criticano, ci parlano su i responsabili del brand e mi chiamano per diventare testimonial e maestro di pensiero della moda. Tac, ho svoltato.

Vado ad una mostra, lo dico agli amici, si sparge la voce e mi telefonano gli assessori alla cultura di Milano, New York e Pechino. Poker!

Partecipando ad una corsa di beneficienza per i cuccioli di foca ghanese con tutta la famiglia potrei diventare icona delle pari opportunità, voi che ne sapete.

Ecco, facciamo attenzione e non prendiamo alla leggera quali tipi di mutande indossare: brasiliana è out, perizoma è banale, culotta potrebbe essere determinante. Un po’ come la lunghezza dei capelli, diciamo.

Ho sempre combattuto per gridare al mondo che la leggerezza è importante, che ridere di sé e degli altri diventa la frontiera ultima della buona vita, insieme ai fumetti di Mafalda. Solo che a questo punto dovrei mettere in discussione la mia teoria, approfondendo il periodo blu e rivalutando l’esistenzialismo francese.

Certamente farò così: diventerò più saggia e seria, pondererò bene ogni decisione dovessero volerci intere ere geologiche prima di risolversi, ogni scelta sarà frutto di elaborate ricerche. Così sarò sicura di non sbagliare o, in alternativa, non farò nulla.

clessidra

 

 

Jingle all the way, again!

Ecco, ci siamo: mi è scattata la scintilla delle buone feste.

Stamattina mi sono svegliata ed ero felice; nel senso che ho pensato a Natale e ho sorriso.

Ho trovato tutto quello che mi serviva, ho nel cuore nuovi amici, ho programmato un caffè con le ragazze. E tutto a ben 5 giorni e più dal D-day.

Quello che potrebbe essere il giorno più di merda di (quasi) tutta la mia vita, un periodo di tristezze e rimpianti, si trasforma in -gaudio e giubilo- previsione di pace.

Poco contano le separazioni, i furti, le tasse: i binari della vita funzionano*.

Se poi vogliamo mettere la cigliegina sulla torta allora basta guardarsi in giro. Genitori sclerotici per via delle recite natalizie, litigate furiose sui vestiti del saggio, menti che si spappano per dirimere la logistica di pranzi e cene: ma la meraviglia del delirio!

Più inquietante di un Munch, piu claustrofobico dei Cure, più divertente di Tim Burton.

Basta prepararsi dei pop-corn e sedersi sul divano: fare parte di un gruppo segreto di cinefori potrebbe aiutare la visione, ci si sostiene a vicenda che mal comune è mezzo gaudio.

E allora tutto passa, allenti la tesione e vai liscio fino al 26.

Per quanto riguarda Capodanno, ci stiamo lavorando. Intanto vi posso consigliare questo:

capodanno(presa da qui)

*Una frase così potevate probabilmenre leggerla nell’ultimo di Fabio Volo, non è bello e glorioso che io vi abbia risparmiato la fatica?

Buon Natale.

Parvenu

Parvenu: persona che si è elevata rapidamente a una condizione economica e sociale superiore, senza avere tuttavia acquistato le maniere, lo stile, la cultura e sim. che converrebbero al nuovo stato. (treccani.it)

Ammesso e non concesso che i miei contatti social abbiano bisogno di una revisione con l’accetta, ho letto recentemente una specie di polemica sui parvenu della rete (il web, l’internèt).

Praticamente da una parte ci stanno quelli che credono di aver trovato la gallina dalle uova d’oro, di essere originali, di aver creato uno stile; dall’altra i vecchi frequentanti, l’aristocrazia, chi bazzica da tempo e oramai ha la scorza del vecchio marianaio di lungo corso.

Mi viene un pò da ridere, che noto quanto niente cambi mai veramente: che le rivoluzioni vere sono rare come l’unicorno. Poi faccio sempre i confronti e penso che web e vita vera sono la stessa cosa (santi numi come sono ripetitiva).

La decandenza mi affascina solo in Dorian Gray, per il resto mi mente tristezza vedere chi sbraita per far notare quanto sia arrivato prima e quanto nessuno sia originale; tali personaggi si affannano a dimostrare che ciò che si trova oggi è solo copia di cose già viste, per di più una copia fatta male.

Insomma: internet è un ambiente circolare, tanto divertente ma cicilicamente noioso. E come in tutte le circonferenze seguendo i punti si torna all’inizio.

In alcune occasioni ci si rende conto di essere stati superati, senza guidizi nè podi: qualcuno fa qualcosa che è stato già fatto e non necessariamente lo fa peggio, semplicemente lo fa dopo. Esiste un parco lettori della rete che prima non ha letto le tue “innovative” parole e oggi può gridare al miracolo per i nuovi progetti. C’esta la vie.

E se qualche volta i copioni hanno vita breve, in alcune occasioni hanno successo. Il paragone è con la vecchiaia anagrafica, in cui acide signorotte con la pelliccia e i braccialetti pesanti si raccontano di avere avuto un passato d’oro, sintomo indelebile di un cervello irrimediabilmente anziano.

Ci sono vicino, ma ancora preferisco carne fresca, chi sbaglia e sbanda per eccesso di entusiasmo: oggi detesto le vecchie cariatidi che si raccontano quante pietre miliari hanno messo, oggi sorrido ai blogger acerbi, gli scrittori verbosi, i fumettisti iper-produttivi. Meglio avere cose da scegliere, piuttosto che ridursi a guardar musei.

mafalda

Cinque cose che non ho fatto fino ad oggi

  • Non ho mai morso il Cornetto dal fondo.

Ma siam matti, la parte migliore va goduta alla fine.

  • Non ho fregato gli uomini alle amiche.

Mi sembra encomiabile e degno di nota, visto il panorama.

  • Non ho mai mangiato un macaron.

Ebbene si, associo questo nome alla pasta al ragù  (perchè noi marchigiani i rigatoni al sugo li chiamiamo maccheroni). Quando ho avuto il pasticcino sotto mano ho avuto paura di rovinarlo e non l’ho mangiato.

  • Non ho fatto la gita di quinta superiore.

Avevo una partita, il coach (che a quei tempi chiamavamo allenatore) ha detto che sarebbe stato meglio non perdere gli allenamenti. Obbedisco.

  • Non ho festeggiato i quaranta.

Troppa fatica organizzare, troppo sbattimento pensarci. Sono nata il 14 agosto, chi me lo fa fare di alzare il culo dal lettino per mettere insieme una festa che negli anni a venire ricorderò con una tristezza cosmica?

  • Non ho scritto un libro.

Onestamente, con tutta la merda che leggo in giro e con la facilità a pubblicare libri brutti, mi sento figa.

Tra il titolo e lo sviluppo dell’articolo c’è differenza e alcuni punti sono modificabili. E’ bello avere delle certezze nella vita

Diario di bordo

Il sole è sparito ma il mare continua ad essere piatto.

La navigazione procede a vista, ho fissato il timone in direzione nord-est e lascio che la corrente faccia il resto. A bordo si portano avanti i lavori quotidiani, tenendo sotto controllo la nausea.

Sprazzi di vento e risate si alternano alla calma piatta, sento che il fortunale è dietro l’angolo. non abbiamo segnato i punti sulla cartina, seguiamo i riferimenti conosciuti navigando questo nostro mare grande e sorprendente.

Lasciarsi trasportare e seguire il rollio, bruciare la faccia col sale e il vento. Leggere le nuvole, ascoltare i gabbiani che strillano, seguire la V delle migrazioni: pensare che è sufficiente riunirsi nella posizione perfetta per non sentire la stanchezza di un viaggio lungo e improcrastinabile.

Ammaino la randa: vivo quello che viene.

Sono felice. Vivo.

Albero maestro