Quello che vi devo dire sulle serie tv

Ieri sera pensavo al fatto che guardo molte serie tv, tutti quelli che conosco guardano tante serie tv.

Una volta appena avevo una serata libera mi mettevo sul divano a scegliere un film oggi nemmeno accendo più la tele, chè le serie le posso trovare in streaming oppure su skygo.

Mi faccio certe maratone di puntate di fila che potrebbero essere inserite nella convenzione di Ginevra. E’ il mio periodo blu di drama americani: True Detective, House of Cards, The leftovers.

Scelgo i personaggi cattivi, quelli scorretti. Disattivo l’addormentamento automatico delle nove per capire se anche questa volta ci sarà un poliziotto che non segue le regole, una donna che scopa l’amico del marito, quante puntate saranno necessarie per fare fuori l’avversario.

Il prurito dello sguardo dal buco della serratura e l’illusione di poter essere altro da sé.

Vedi loro e pensi di poterlo fare anche tu, manovrare il potere e le persone e farla sempre franca. Inutile esporre teorie ipocrite: ti infervori per le vicende di quei personaggi perchè credi di non avere scintille di tuo. Poi ci possiamo anche raccontare che la fotografia è bellissima, che gli attori sono bravi e le storie entusiasamanti, ma la realtà vera è che tu vorresti poter uscire di casa e andare a sbattare contro uno dei tatuaggi del Capo Garvey.
Proprio come quando ti accorgi che dentro il Seattle Grace le storie fanno acqua da tutte le parti ma non puoi fare a meno di continuare a piangere con loro. E’ un loop da cui non puoi sottrarti, per avere qualche minuto di parentesi da normali esistenze ordinarie.

Ecco ho trovato la mia conclusione: nella vita tutto vorremmo essere Frank Underwood e invece ci ritroviamo per la maggior parte come il dottor Green.

Statemi bene.

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Pathos

stadio marmi3

“C’era fuoco nei loro occhi, peso nei loro passi.

Non avevamo mai visto atleti così meravigliosi, muscoli poderosi, uomini infiniti.

Gli dei sapevano di stare assistendo ad uno spettacolo degno,

la passione sarebbe salita infinita fino ai cieli,

per raggiungere la grazia perfetta.”

#Parigi val bene una messa (cercasi consigli)

Un’affascinante aspetto delle persone di mondo brillanti e volitive è la meravigliosa capacità di prendere decisioni istantanee, tipo domani me ne resto a letto pure se ho da stirare due metri di panni, oppure mi licenzio da questo posto che fa schifo, oppure prenoto un biglietto aereo e fanculino a tutti. E’ un aspetto affascinante che mi piacerebbe avere, perchè dà un po’ l’idea di essere molto fighi e senza legami onerosi, padroni della propria vita, persone che sanno fare sesso bene (eh lo so che non c’entra niente, ma in fondo se guardate tutto l’aspetto il viaggiatore è uno che nell’immaginario collettivo tromba parecchio…)

Ora, dove volevo arrivare?

Ah si.

In una fredda sera di gennaio, complice una bella chiacchierata con gli amici e tre bottiglie di Primitivo che sono andate giù che è una delizia, io e il socio abbiamo prenotato per Parigi. Si, cioè: la Ville Lumière. La città più romantica del mondo. Il paese delle baguette e di Hermès. La terra delle persone più stronze della terra (lo dice The Queen Father mica io).

Un colpo di testa, una follia, una decisione presa in sei minuti.

Allora.Perchè poi non ho più smesso di pensarci.

Il che implica fare stalking ai gruppi di viaggio e chiedere cosa fosse imperdibile in una metropoli di questo tipo dovendo utilizzare solamente 5 giorni, di cui uno già impegnato a Eurodisney (embè, la scusa è proprio quella: portare i figli a vedere Topolino, non fatemi sgamare). Avete capito: quattro giorni (che si riducono perchè ci stanno pure i viaggi) a Parigi. E io devo vedere e fotografare tutto.

Allora ho fatto un programma, che potete trovare qui –>Parigi lun-ven.

Però non è sufficente che lo guardiate con aria di ironica e poi ve ne torniate sul balcone a fumare la vostra sigaretta. Io ho bisogno di sapere se è un programma ardito ma fattibile, oppure se mi sarà necessario qualcuno che mi porti le arance dopo che mi avranno rinchiuso perchè sono diventata idrofoba (e con me gli accopagnatori, siamo quattro famiglie ah ah ah). Quindi se ci siete stati siate spietati e date le vostre impressioni (se non ci siete stati potete fare commenti lo stesso, basta che non diciate parolacce)

Naturalmente vi stordirò sui social:  instagram, twitter e Facebook.

Poi quando torno(se torno) magari ci scrivo anche sopra; magari no.

Ora tocca a voi.

Capo e luogo: Ancona vista da noi

La famiglia Luciebasta si è completamente votata alle gite minime, che per noi significano muoversi nel territorio limitrofo spendendo poco e riducendo tutto il possibile.

Non è che siamo così virtuosi, certo quella è la nostra aspirazione, arrivare alla filosofia della sostenibilità per una scelta ponderata; per ora siamo quelli che devono fare i conti con la gran voglia di viaggiare e i soldi che mancano: siamo minimi per forza!

La domenica è un giorno tutto per noi, e cominciamo la mattina a cercare cosa c’è da vedere: di solito il socio si fa i suoi giri su web trova qualcosa. Da lì la ricerca del treno, della linea giusta di autobus, degli orari. E allora si parte.

Questa settimana abbiamo scelto un percorso a metà tra storia e arte, ci siamo diretti ad Ancona (ve l’ho già detto che amo le marche no?!).

Tre approcci diversi da ognuno dei componenti della famiglia. Continua a leggere

Un parco dentro al cielo

Sorpresa, novità, tentativi, ostacoli.

Moschettoni, pazienza.

Sudore, caschetto, altezza. Le scale, i tronchi, la rete. Arrampicare, scalare, scorrere, appendersi.

Scenderegiùdaunarete.

Siamo arrivati con il sole, nel cielo e dentro di noi: un regalo di compleanno diverso e senza fiocco. Minuti per prepararci, ore per sperimentare; in questo posto il gioco è superare sè stessi, senza emissioni senza inquinare dentro un bosco. Scarpe che contengono piedini timorosi, occhi che vagano al prossimo appiglio, la volontà di aumentare il livello, di vedere dove volano i grandi, di arrivare in autonomia fino lì. Investire e risparmiare, lezioni di piccola economia sostenibile, trattenersi e ragionare, mollare gli ormeggi e navigare: tutto questo in una testolina di cinque anni (meno due giorni). La forza fisica con cui impari a raffrontarti ogni giorno diventa serva di lente elaborazioni mentali. E’ stata una lezione straordinariamente importante, più per noi che per lei. Perchè i bambini sono lavagne da scrivere, marmo da scolpire, colori da mescolare, e si lasciano travolgere senza esitazione da tutto quello che è sapere (a loro insaputa, o forse no)

Mi ha detto il signore del parco che quando ho otto anni posso fare anche il percorso verde, tutti gli altri fino al blu.

Farai tutti i percorsi che vuoi, oggi sei un pò più grande e io ti guardo camminare da quaggiù.

NB: guardate questo blog, favolosa creazione di Stima e Melablu, è un progetto bellissimo. Prelevate il banner e utilizzatelo anche voi: è molto più che una scelta sostenibile.

Non fare lo struzzo: se ami tuo figlio legalo!

Filastrocca impertinente
Gianni Rodari

Filastrocca impertinente,
chi sta zitto non dice niente;
chi sta fermo non cammina;
chi va lontano non s’avvicina;
chi si siede non sta ritto;
chi va storto non va dritto;
e chi non parte, in verità,
in nessun posto arriverà

Con la Gioppina è stata proprio dura i primi mesi: fatti duecento metri in macchina già strillava che non voleva stare ferma e legata. E non era una questione di seggiolino: lei i “vincoli” non li vuole. Il socio e io, nonostante i mal di testa, i mal di stomaco e i magoni, abbiamo sempre tenuto duro, perchè preferiamo una figlia isterica ad una figlia morta. E con questa frase forte (perdonatemi ma il tono è necessario) io vorrei tirare un cartone in faccia a tutti quegli adulti, genitori e non, che non mettono le cinture ai bambini; che sia per un momento, per dieci metri, o per una strada di montagna LE CINTURE VANNO INDOSSATE SEMPRE. Noi oggi siamo stressati da una quasicinquenne che ci chiede se abbiamo le cinture ancora prima di partire: ma è meglio così!

Informiamo e diffondiamo la campagna Se lo ami, legalo! Si possono scaricare i banner (che vedete qui da me sulla sinistra)  e l’adesivo. I banner si trovano nella pagina della Campagna, che è un’idea di Genitori CresconoVeremamme , Farmacia Serra e Mammafelice. L’adesivo è scaricabile anche qui:http://www.mammafelice.it/wp-content/uploads/2011/06/cinture-sicurezza.jpg