#legnoerilegno Vagheggiando di creatività e mostri letterari

Non ci sono molti momenti in cui un adulto possa permettersi di staccare completamente la spina: cose da fare, persone da curare, la pace nel mondo.

Ammesso e non concesso che io abbia la predisposizione ai lavori manuali di Edward Mani di Forbice, succede a volte che mi faccia rapire dalla creazione. Soprattutto da quando ho la nana, in effetti: prima mi occupavo principalmente di serate e mojitos.

Ho avuto l’occasione di partecipare ad un laboratorio di @Rilegno, il consorzio che si occupa di raccogliere, smaltire e riciclare i rifiuti in legno. Che c’entra coi lavori manuali? Ti hanno messo sotto a fare la stagione?  Eh, mi ci manca, ma no.

Per diffondere la cultura del riciclo e del riuso, hanno preferito spendere poche parole e produrre fatti. Non mi dilungherò perché provvedo ad agevolare prove fotografiche e il tutorial del maestro Elio Misurello, ma vi assicuro che il messaggio è arrivato dritto alla meta: gli imballaggi e i rifiuti di legno (gli unici fatti mi materiale naturale, per inciso) posso trasformarsi in oggetti meravigliosi.

E chi può resistere alla Sindrome di Frankestein?

Si

Può

Fare!!

(chiedo perdono a Mary Shelley)

C’è anche un concorso fotografico bellissimo, maggiori informazioni sul sito –> Concorso

Qui ci sono i contatti di Rilegno: fossi in voi un giro ce lo farei, non sappiamo abbastanza sul riuso. FB Consorzio Rilegno Twitter @Rilegno

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C’è un mondo intero in un gioco #esperienzacreativa

*Prova Prodotto*

Non ho mai saputo giocare bene con mia figlia: una mia teoria dice che è perché si è stati tanto seguiti da bambini e perciò non si è imparato a giocare da soli.

Perciò da sempre trovo rimedi alternativi quando passo del tempo con lei: usciamo a passeggiare, leggiamo dei libri, guardiamo dei film.

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Con le scatole Crayola è stato un po’ un tentativo di condividere dei giochi da grande con l’ottenne di casa, avevo intenzione di mettermi a disegnar vetri, costruire gioielli, aerografare magliette. E invece anche questa volta ho guardato in silenzio.

Ho visto salti di gioia all’arrivo del pacco. Ho annusato il cartone rotto e seguito le mani che rovesciano tutto fuori: io avrei staccato pian pianino, prendendo un pezzo per volta, facendo attenzione a non rompere le bustine.

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Lei non ci va piano, non studia le istruzioni: agisce, prova, sbaglia. Io che le dico di aspettare, di mettere tutto in fila e seguire passo a passo quello che va fatto. Nel tempo che io leggo mezza pagina di “come fare” lei ha già montato la pompa ad aria e caricato il pennarello.

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Mi stufo.

Invece sorprendentemente lei prosegue. Apre la creta, forma le palline e le gira sullo stampo: ricordo una Gioppina che non aveva pazienza nemmeno per tirare la cordicella del cubotto con la musica, chi sarà mai questa ragazza che ho davanti che sceglie tra il fucsia e l’argento, si allaccia la catenina al polso per vedere se le sta bene?

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Guardo e penso. Lei cambia e evolve, io rimugino e resto ancorata al palo, fortunatamente Darwin aveva visto giusto.

I figli certe volte te li ritrovi come un cuscino, un salvagente, ti aggrappi e scampi la morte. Non sono nati per quello, certamente, ma  capita a volte che in mondo inconsapevole si facciano catalizzatori di una nuova energia, motivi di rinascita. Basta guardarli: vanno avanti, incoscienti, in questo mondo faticoso e ben fornito di dolore. Usano i pennarelli per esprimersi, i braccialetti per abbellirsi, una spruzzata di colore che fa sorridere il foglio da disegno e tutta la terra.

Non c’è scampo, hanno ragione loro: le scatole vanno rotte, la creta consumata, si devono invertire le regole, anzi bisognerebbe proprio bruciare il foglietto illustrativo.

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Non sono capace a giocare con mia figlia, dovrò impegnarmi forte a fare quello che so fare meglio: guardare e imparare.

Nelle foto ci sono alcuni prodotti (vedi qui, qui e qui). Crayola ha offerto il post, io ci ho messo le immagini e un pezzettino di cuore.

#raccontidicasa: il pelo non è cattivo ma lo combatto

-Prova prodotto-

Mi hanno mandato il Lumea Philips da provare. E’ l’epilatore a luce pulsata, quello che con i flash di luce laser addormenta il bulbo e rallenta la crescita: figata, quando vedo i listini della mia estetista mi cade ogni volta la mascella per i prezzi e per il sogno di uscire dalla schiavitù della ceretta. Mi sento una donna fortunata e perciò vado a raccontare la user experience.

Io non sono troppo pelosa, lo ammetto, ma la famosa zona bikini è uno di quegli argomenti a cui sono sensibile: le battaglie anni 70 per rimanere irsute e virtuose non mi hanno mai convinto del tutto. Il Lumea è molto pratico, abbastanza pesante da dare la sensazione di un oggetto duraturo, e poi non ha bisogno di manutenzione: lo appoggi alla pelle pulita dopo aver rasato la parte, e quando il sensore è nella posizione corretta puoi sparare il flash. Il principio di funzionamento prevede alcune sedute ravvicinate -ogni due settimane- per i primi mesi, e poi un mantenimento mensile sempre più diradato perchè i peli non dovrebbero ricrescere più. Non ho strumenti per dire se questo avviene, ho iniziato da poco, ma l’indebolimento già lo vedo: i peli sono magri, tristi e abbacchiati. Insomma non sono solo #raccontidicasa sono proprio #romanzidivita

 

Le caratteristiche le trovate tutte qui, c’è la possibilità di usarlo sul viso e parti delicate ma anche sulle zone estese come le gambe, perchè la modalità slide e la regolabilità dell’intensità di luce permettono tutti gli impieghi. Il prezzo è importante ma abbordabile, comparato soprattutto con quello dei centri estetici e di altri sistemi di epilazione similari.

Tanto si sa che anche se facciamo le donne evolute il pelo che spunta resta una delle battaglie più dure da vincere; fuori gridiamo “il pelo è mio e me lo gestisco io”  e dentro piangiamo lacrime amare per ogni volta che ci vediamo l’ascella pezzata.

Certo, alcuni argomenti potremmo accettarli in tutta la loro morbidezza e “pelosità”.

Una moquette nella suite dello Sheraton ci accarezzerebbe i piedi con voluttà durante un soggiorno da sogno.Lumea Philips

L’orsetto di pelouche con il quale si addormenta il nostro bimbo tenerissimo è l’esempio massimo di pelo coccoloso e abbracciante.Lumea Philips

Il meraviglioso tocco di una pesca profumata non ci disturberebbe affatto, anzi sarebbe un’esperienza sensoriale totale.Lumea Philips

Ma il pelo che produco io no, vade retro!

Io voglio le gambe lisce come seta del gelso di Varanasi, voglio usare il costume senza la paura dello spuntone, voglio poter ascoltare un concerto di Mika in canottiera sexy sollevando le braccia felice.

Perciò caro il mio vello ti combatterò con tutte le armi, non ti voglio e non ti temo.

E se riesco a trovare l’arma giusta è ancora meglio!